Il ricordo più lontano... avevo quasi 4 anni...
la mamma che stava per partorire mia sorella e mi aveva lasciata a dei parenti
che vivevano in campagna.
Era molto difficile stare lontano da lei, ma le
persone che si prendevano cura di me, mi permettevano di fare quello che
volevo, e qual era il gioco che non mi faceva sentire la sua mancanza?
Organizzare party!
Ogni giorno dovevo inventare una festa o un
compleanno, la mia gioia era preparare un grande buffet di dolci e caramelle,
invitando tutti, zii e cugini e vicini di casa a celebrare con me... che
felicità... come si dormiva bene poi, stanca ma felice.
Più tardi, dai 6 anni in su, cominciai ad avere
problemi col cibo, il mio menù di allora era molto scarno, pochissime erano le
pietanze che portavo alla bocca, ero la disperazione dei miei genitori perché
non volevo assaggiare nulla, e mangiavo pochissimo, ma... quando le mie amiche
venivano a fare i compiti e mia mamma si allontanava per delle commissioni,
organizzavo la "merenda", ovvero un altro piccolo party, dove servivo
insalatina raccolta nell'orto, oppure le uova scramble oppure gli spaghetti al
burro... qualche volta il pane con il burro e lo zucchero...
Wow, che gioia vederle che divoravano quello
che preparavo, e poi più veloce della luce facevo sparire i segni credendo che
mia madre non si accorgesse che ciclicamente mancavano, le uova, il pane, o....
Il rifiuto del cibo sconosciuto durò fino ai 33
anni, non solo, fino a quell'età, la cucina mi vedeva solo di striscio...
Lavoravo nella moda e avevo completamente
ignorato quanto divertente fosse sperimentarsi in cucina.
Dopo qualche anno lasciai il mio lavoro per
dedicarmi alla ricerca del mio essere più profondo.
Insieme al mio compagno iniziammo a dar vita al
Campus.
Ed ora eccomi qua, grazie all'insistenza di
tutti quelli che hanno apprezzato il mio cibo, a condividere esperienze,
ricette mie e dei miei amici chef Deva Leena e Bodhi Prem, nonché la
bellezza di una tavola ben arredata...
COM'E' CURIOSA LA VITA:
Mentre scrivevo, mi sono ricordata che quando
ero piccola (all'epoca dei party) anche mia madre si occupava di moda, in
maniera diversa dalla mia, faceva la sarta e la magliaia, e grazie a mio padre
che voleva cambiare lavoro, fu costretta a diventare una cuoca, e che
"CUOCA".
Quando morì, le dedicarono la prima pagina di
un quotidiano scrivendo così:
"È morta la regina della Sopa
Coada"...
La Sopa Coada è un piatto che trova le sue
origini nel 1500, e che Milena, la mia mamma, ha elaborato a modo suo,
facendola conoscere dai palati più raffinati.
Poche sono le persone a cui Milena ha lasciato
questa meravigliosa ricetta, e io sono una di queste.
È un piatto invernale che viene servito con un
buon brodo di carne, e viene preparato usando ingredienti di ottima qualità.
In origine si usava la carne di piccione, ma
vista la difficoltà a reperirlo, oggi, uso la faraona biologica.
Non sono ancora pronta a tramandare la ricetta,
ma sono disponibile a prepararla su richiesta.
UN ALTRO PEZZO DI STORIA
Sono trascorsi 17 anni dal primo party che
organizzammo nel Centro di Sommacampagna, fu un vero disastro, un uomo decise
di scrivere una lettera anonima a noi e ai nostri amici per criticare il cibo da noi servito.
Fortunatamente quello rimase solo un triste
ricordo anzi, divenne lo stimolo a crescere e migliorare sempre di più.
All'epoca non conoscevo la cucina vegetariana,
tutto nuovo e difficile, ci vollero anni per farmi assaggiare il riso
integrale, chicco che ora adoro.
Piano piano, sono diventata molto esperta con
il Tofu ed il Seitan, riesco a farlo mangiare anche ai più diffidenti, e i
cereali non sono più un tabù per me. C'è voluto molto tempo per fare amicizia
con ingredienti a me sconosciuti, ma ora mi diverto a sperimentare e a creare
nuove combinazioni.
Cos'è cambiato in questo tempo?
IO... si, sono cambiata, ho imparato ad
ascoltare...
Un giorno, per esempio, mi sono accorta che le
verdure che stavo mettendo nella zuppa, si erano fatte scegliere, non ero io
che decidevo, ma erano loro a farsi notare... per favore, non pensare che sono
pazza, chi ama cucinare, conosce questa sensazione.
Nel silenzio, mentre tagliavo le verdure con il
mio coltello di ceramica (sopranominato "Yoko" ), mi accorsi che la
cucina era diventata un tempio, il mio tempio, e che era meraviglioso sentirmi
un tutt'uno con la carota piuttosto che con la zucchina... Da quel momento, ho
compreso che quello spazio di silenzio e di meditazione erano il segreto dei
miei piatti, il valore aggiunto.

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